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Accordo di taglia tra Joan Antonio Sanna e Amet di Aly di Tetuan Il dottore in arte e medicina Joan Antonio Sanna, protomedico, concede taglia per tempo di 5 anni da oggi in avanti ad Amet di Aly, suo schiavo moro di Totuan in Barberia. In questi 5 anni Amet dovrà fare tutti i servizi che gli verranno ordinati, di giorno come di notte. Solo dopo aver terminato questi servizi potrà domandare di poter andare a servire per altri per guadagnare e pagare il prezzo del proprio riscatto che si concorda dovrà essere di 300 lire in denaro contante. Tutto ciò a patto che non fugga e non rubi a casa del suo padrone né di nessun’altra persona e che non si ubriachi. Se contravverrà a questi obblighi, la taglia sarà nulla e il denaro che avrà dato fino ad allora sarà perduto e il dottor Sanna non sarà obbligato a restituirgli nulla. Inoltre Amet dovrà tornare a essere schiavo come lo era prima della stipula della taglia. Altra condizione posta è che, alla fine dei 5 anni, se non avrà ancora terminato di pagare il proprio riscatto, Amet dovrà servire finché non avrà terminato. SI stabilisce che ogni settimana o ogni mese Amet dovrà consegnare a Sanna quanto guadagnerà dal suo lavoro e Sanna gli rilascerà una ricevuta. Ancora Sanna si impegna a dargli da mangiare, da bere, vestirlo e curarlo se malato per il tempo della taglia. Viene indicato Sadorro Bonaventura, cristiano affrancato residente a Cagliari, come garante affinché Amet non fugga e affinché il riscatto venga pagato anche se fuggirà e non tornerà. Inoltre si stabilisce che se il dottor Sanna morirà prima del termine dei 5 anni, saranno i suoi eredi a ricevere il resto del denaro e a liberare Amet. Amet accetta le condizioni e promette di non rubare e non fuggire, consapevole delle pene stabilite in caso contrario.
Testimoni sono Antoni Peis, alguazir real, e Pere Pova, sotto mostazzaffo, abitanti a Cagliari.
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Affrancamento di Mabruch di Biserta in seguito ad accordo di taglia Benedetto Natter, mercante genovese domiciliato a Cagliari, riconosce a Mabruch, suo schiavo bianco di Biserta, che da lui ha ricevuto in diverse partite 100 scudi d’oro che egli gli doveva per il proprio riscatto, come stabilito dall’atto di taglia firmato e concordato tra i due il 17 febbraio 1613. Riconosce anche che Mabruch lo ha servito per sei anni come concordato. Pertanto firma questa apoca di pagamento e rende libero e affrancato il suo schiavo Mabruch e tutta la sua prole. D’ora in avanti potrà andare e venire come vorrà, libero da ogni servitù, potrà vivere e risiedere in ogni luogo che desidererà, stipulare accordi, testimoniare e fare tutto come uomo libero. Rabadan accetta gli accordi, rende grazia e bacia le mani del padrone.
Testimoni sono Ambros Pi e pacifico Natter, tutti e due mercanti genovesi domiciliati a Cagliari.
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Accordo di taglia tra Miquel Calabres e Rabadan di Algeri Capitoli di taglia concordati tra Miquel Calabres, mercante di Cagliari, e il suo schiavo Rabadan di Algeri. I due concordano, innanzitutto che Rabadan dovrà servire il suo padrone per 5 anni da ora in avanti come schiavo in tutti i servizi di casa che gli verranno ordinati, di giorno e di notte. Se alcune volte lo schiavo del figlio di Miquel Calabre, Antiogo Calabres, sarà malato, Rabadan lo dovrà sostituire. Inoltre Rabadan dovrà pagare 325 lire entro i 5 anni della taglia e, se finiti i 5 anni non avrà finito di pagare, dovrà restare al servizio di Calabres finché non avrà completato il pagamento. Ancora, si concorda che durante questi 5 anni non dovrà fuggire, non dovrà rubare a pena di invalidare la validità di questa taglia.
Allo scadere dei 5 anni e avvenuto il pagamento, Calabres immediatamente libererà e affrancherà Rabadan e tutta la sua discendenza, così che potrà andare e venire dove e come vorrà, fare contratti, testimoniare e fare tutte le cose come un uomo libero. Rabadan accetta gli accordi rendendo grazie e baciando le mani del suo padrone.
Testimoni sono Antiogo Cara di Sardara e Luca Adceni, scrivano di Selargius, abitante a Cagliari.
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Due schiavi intervengono come garanti in un atto di taglia Joan Peris, mercante domiciliato a Cagliari, e il suo schiavo di nome Soliman della città di Bona, nell’anno passato avevano firmato atto di taglia. Il contratto prevedeva che, per il suo riscatto, Soliman pagasse 400 lire. Di queste 400 lire ne ha pagato una parte.
Tuttavia è accaduto che alcune volte lo schiavo sia fuggito, il Periz gli ha messo una catena che ancora oggi porta. Altri due schiavi, Amet di Bona, schiavo di Pere Morteo, attallato, e Fargella di Bona, anche lui attallato e schiavo prima appartenuto a don Jaume de Aragall e oggi a Antonio Molarja, mercante domiciliato in Cagliari, si offrono come garanti in solido affinché il Periz tolga la catena a Soliman e, se Soliman dovesse fuggire prima di aver finito di pagare il rimanente del proprio riscatto, pagheranno loro tale cifra.
Periz potrebbe obiettare che l’accordo di taglia sia da ritenersi nullo vista la fuga di Soliman, e che lo schiavo debba rimanere tale. Invece si accontenta del fatto che saranno gli altri due a garantire la cifra che gli è dovuta nel caso di ulteriori mancanze da parte di Soliman e accetta di togliergli la catena e di mantenere l’impegno di renderlo franco secondo l’atto di taglia. Pertanto Soliman si impegna a pagare quanto resta del suo riscatto al suo padrone e promette di non fuggire più e non andarsene prima di aver terminato il pagamento.
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Accordo di taglia tra Joan Costa e Ali di Algeri Capitoli della taglia firmati tra Joan Costa, mercante genovese domiciliato a Cagliari, e Aly di Algeri, suo schiavo. Prima condizione è che Aly serva il Costa per sei anni da questo momento in avanti come schiavo, che faccia tutti i servizi che gli vengono comandati sia di notte che di giorno, che ogni giorno porti un barile d’acqua fresca o più se il Costa ne vorrà di più. Promette poi che non fuggirà, che non ruberà e non si ubriacherà. Se farà il contrario questa taglia sarà nulla. Durante tutto il tempo della taglia il Costa nutrirà Aly e lo vestirà. Inoltre Aly dovrà pagare 100 ducati da 13 reali, corrispondenti a prezzo del suo acquisto, al suo padrone entro i 6 anni di questa taglia, e se finiti i sei anni non avrà pagato, dovrà continuare a servire a queste condizioni finché non finirà di pagare. Non appena avrà finito di pagare e saranno trascorsi i sei anni sarà libero, e così tutta la sua prole.
Aly accetta e promette che adempirà a tutto quanto detto senza ritardo e, per maggior sicurezza del Costa, gli indica come garanti Aly di Tunisi, schiavo appartenuto al magnifico dottor Joan Massons, giudice della reale udienza, e che ora serve in casa del barone Melchior Torrella, e Amet di Bona, schiavo di Pere Morteo, mercante genovese abitante a Cagliari. Aly di Tunisi e Amet di Bona sono presenti a questo atto, firmano e promettono di obbligarsi agli accordi stipulati da Aly di Algeri, garantendone il rispetto.
Testimoni sono Joan Francesch Leca e Julia Leo, scrivani abitanti a Cagliari.
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Accordo di taglia tra don Joan Naharro de Ruecas e Amet di Algeri Capitoli di taglia concordati tra don Joan Naharro de Ruecas, reggente la reale tesoreria, e Amet di Algeri, prima schiavo di don Gilabert Centelles y Carroz, marchese di Quirra, e ora schiavo di don Joan Narro de Ruecas. Amet promette che servirà don Joan in casa sua per lui e per la sua famiglia come schiavo, in tutti i servizi che lui gli ordinerà, per il tempo di sei anni da qui in avanti. Promette che non fuggirà, a pena di rendere nulla questa taglia. Promette che oltre a prestare i servizi gli pagherà 300 lire per il proprio riscatto. E se dovesse fuggire dopo aver pagato il denaro sarà come se non lo avesse pagato e resterà schiavo come se la presente taglia non fosse esistita. Allo stesso modo don Joan promette di rendere libero Amet dopo i sei anni di servizio e il pagamento delle 300 lire. Testimoni sono Nicolao Montano e Joan Meli, abitanti di Cagliari, e Joan Thomas Leoni, scrivano abitante a Cagliari intervenuto in questo atto come sostituto del notaio.
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Trattative tra schiavo e padrone in seguito a un accordo di taglia Melchior Torrella, donzello, barone di Capoterra, aveva concesso la taglia al suo schiavo Amet Jactar di Algeri. Amet aveva promesso di dare al Torrella 189 lire per il proprio riscatto e di servirlo come schiavo per 5 anni, al termine dei quali il Torrella lo avrebbe reso libero. Amet però adesso prova a trattare col padrone e dice che se il Torrella vorrà, gli darà non più 189 lire ma 250 e lo servirà fino alla Pasqua del 1612, e chiede di essere fatto franco a partire da quella data. Il Torrella, nonostante il precedente atto di taglia, accetta queste richieste. Quindi Amet gli paga 225 lire subito e promette di dargli le 25 lire rimanenti il giorno di Pasqua. Dunque Torrella riconosce che ha ricevuto il denaro e si impegna a fare libero e affrancato il detto Amet e tutta la sua prole come concordato.
Testimoni sono Francesch Meloni scrivano di Villanova, Melchior Urru, scrivano di Cagliari, e Joan Thomas Leoni, scrivano, sostituto del notaio intervenuto a questo atto.
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Riconferma di un accordo di taglia in seguito a un’eredità Angela Jorgi e Cascali, vedova ed esecutrice delle volontà testamentarie del quondam Joan Francisco Jorgi, cavaliere di Cagliari, e Padre Antiogo Carta, rettore del collegio della compagnia di Gesù di Cagliari, amministratore della causa pia istituita dal Jorgi e amministrando la sua eredità, in base all’atto firmato il 23 agosto 1611 si impegnano a rendere libero Xaba (Xaban), schiavo bianco moro di Bona, dal giorno in cui finirà il tempo del suo accordo di taglia. Infatti nel testamento il Jorgi affermava la volontà che il suo schiavo Xabà finisse il tempo della taglia che aveva concordato con lui e che servisse per quel tempo sua moglie Angela, obbedendo e facendo ciò che doveva. Se non lo avesse fatto, sua moglie avrebbe potuto venderlo. Se invece avesse obbedito ai suoi doveri, alla fine di quel tempo di taglia sarebbe stato libero.
Testimoni sono Antonio Flore, sarto di Villanova, Salvador Sarroch, farmacista di Cagliari.
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La negoziazione di Anasar di Bona per la libertà Anasar di Annaba è schiavo a Cagliari dove serve la nobile Juana de Castelvì e Amat.
Nel 1611 ottiene un affrancamento dilazionato: resterà schiavo per altri quattro anni, pagando duecentocinquanta lire e adempiendo ai compiti assegnati dalla padrona.
Dovrà trasportare almeno due barili d’acqua al giorno dalle fontane pubbliche: un compito che gli permetterà di uscire dall’ambiente domestico, incontrare gli abitanti della città e, magari, integrarsi nel tessuto sociale.
Per assicurare la buona riuscita del suo accordo di talla, Anasar contatta tre schiavi, anch’essi nella sua stessa condizione, che si impegnano come fideiussori. Si tratta di Ali, Ali e Abdalla, schiavi rispettivamente del dottor Francesch Jagarachio, del giudice della Reale Udienza Joan Masons e del Tesoriere Reale don Joan Naharro de Ruecas.
I tre fideiussori si impegnano nei confronti di donna Castelvì e Amat, promettendo di soddisfare gli accordi presi da Anasar nel caso in cui egli non fosse in grado di adempiervi.
Tuttavia, la garanzia non si renderà necessaria, poiché Anasar rispetterà la parola data e, anzi, terminerà di pagare quanto dovuto con tre mesi di anticipo.
Per essere liberato prima del tempo cerca una trattativa con la padrona. Propone a donna Juanna di fornirle un servo che si occupi di garantirle il servizio per i tre mesi rimanenti, in cambio della firma immediata della carta di affrancamento. La nobildonna accetta: Anasar è libero il 2 febbraio del 1615.
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Accordo di taglia tra Antoni de Tola e Moyse di Candia Capitoli di taglia stipulati tra lo schiavo ebreo Moyse Çaspal di Candia (Creta, Grecia) e il suo padrone Antoni de Tola, donzello di Cagliari. Moyse promette di pagare il proprio riscatto 800 lire, di cui ha già dato, in presenza del notaio infrascritto, 93 lire. Le restanti 707 le pagherà a richiesta del detto Tola. Nel frattempo che avrà terminato di pagare quanto dovuto, promette di servire come compratore per il Tola, comprandogli tutte le cose che gli occorreranno per la sua casa, senza frode alcuna. Durante lo stesso tempo Moyse potrà lavorare in altre case della città di Cagliari senza impedimento da parte del Tola. Finché non pagherà le 707 lire rimanenti dormirà a casa di Martino Squirro, mercante. Non dovrà fuggire e se fuggirà il presente atto sarà nullo e le 93 lire che ha dato fino a questo momento rimarranno al Tola ed egli rimarrà schiavo come lo era fino al presente atto. Ugualmente si concorda che rimarrà schiavo di Tola finché non pagherà le restanti 707 lire.
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Affrancamento di Amet di Fes in seguito ad accordo di taglia Joan Francisco Jorgi libera Amet, schiavo bianco di Fes in Marocco. Amet, secondo l’atto di taglia stipulato dal notaio Hieronimo Cerpi, doveva servire in casa e per la famiglia di Jorgi per 7 anni e poi sarebbe stato reso libero e franco. Per sei anni ha servito bene e fedelmente. Il settimo anno ha pregato di essere liberato. Quindi, ascoltando le sue preghiere e per amore del Signore Gesù Cristo, Jorgi rende libero e franco Amet e tutta la sua prole. Testimoni sono Antonio Flore di Villanova di Cagliari, Bonifacio Blantino, mercante genovese abitante a Cagliari, e Amet stesso.
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Vendita dello schiavo attallato Barca di Biserta Gavi Sasso, donzello di Cagliari, possiede uno schiavo moro bianco di nome Barca, proveniente da Biserta, di bassa statura. Afferma di aver fatto con il detto schiavo un accordo di taglia il 25 ottobre del 1600 con atto del notaio Hieronim Cerpi. Secondo l’accordo, Barca avrebbe dovuto servire per 4 anni dal giorno dell’atto e pagare 120 ducati da 12 reali castigliani al suo padrone (nei quali erano compresi 2 ducati che Gavi Sasso aveva dovuto pagare una volta che Barca era fuggito). Gavi Sasso vende Barca, che non ha rispettato interamente gli accordi della taglia, al reverendo Giovanni Meli, canonico della sede di Iglesias, assente e rappresentato da Jaume Ortola. Il caonico Meli accetta lo schiavo per il tempo rimanente della sua taglia, pagando quello che resta dei 120 ducati e acquisendo tutti i diritti sullo schiavo. Jaume Ortolà afferma che il canonico Meli sta acquistando lo schiavo per usarlo come riscatto in cambio della libertà del proprio fratello, Francesch Meli, calzolaio della città di Iglesias che si trova schiavo a Biserta nelle mani della madre dello schiavo Barca.
L’ultima parte dell’atto afferma che lo schiavo Barca, al presente, si trova detenuto nelle reali prigioni di Cagliari per aver picchiato uno schiavo del dottor Carassona e per aver pugnalato uno schiavo del giudice di corte Cristofol Grau.
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Incanto di schiavi svolto dal 27 agosto al 3 settembre 1602 Incanto dei mori e delle robe prese dal capitano Andrea de Lorca nei mari di Berberia, fatto a nome del procuratore reale con il consenso e la volontà del magnifico maestro razionale del regno e in presenza del pubblico corridore in ragione del 4% spettante alla regia corte. Il primo giorno è stato venduto uno schiavo di nome Benur a Joan Angel Concas, procuratore fiscale per 270 lire sarde; il 29 agosto è stato venduto a Pere Espa uno schiavo non identificato per 168 lire sarde e un altro schiavo non identificato al dottor Johannes Masons per 300 lire sarde. Il 30 agosto si vendono tre schiavi al conte di Quirra Christofol Centelles per un totale di 945 lire sarde (315 lire ciascuno). Il 2 settembre si vende uno schiavo di nome Amet Salim al dottor Salvador Carcassona per 190 lire sarde. Il 3 settembre si vende uno schiavo di nome Suyur al magnifico Christofol Grau, giudice di corte, per 255 lire sarde e uno schiavo di nome Soliman per 306 lire sarde al maiorchino Miguel Vidal. Firma lo scrivano Miguel angel Bonfant, notaio.
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Inventario di schiavi, 22 agosto 1602 Inventario della presa di schiavi fatta da Andres de Lorca, valenciano, nei mari di Gerba, in ragione del 4% che tocca alla regia corte. L'inventario viene fatto per ordine del procuratore reale, alla presenza del notaio e scrivano della procurazione reale. La presa comprende: un moro di nome Farrach, un moro di nome Amet, un altro moro di nome Amet, un moro di nome Salm, un moro di nome Soleman, un altro moro di nome Ametico, un altro di nome Bennu, un altro di nome Ali, un turco di nome Suyur, un altro moro di nome Adalla. Uno di questi schiavi è stato preso dal viceré per il privilegio di joya.
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Incanto di schiavi, 5 giugno 1602 Incanto dei mori e della barca di cui ha fatto presa il patrone Andreu de Lorca. Incanto fatto a nome del procuratore reale e giudice del reale patrimonio, col consenso del maestro razionale e alla presenza del corridore pubblico, in ragione di un quinto toccante alla regia corte.
Si vende lo schiavo grande nominato Amet all’illustrissimo signor viceré per 378 lire sarde.
Firma il notaio Michaelangelis Bonfant, notaio e scrivano della regia procurazione.
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Inventario di schiavi, 3 giugno 1602 Nella barca con cui il capitano Andrey de Lorca ha fatto la presa, in presenza del procuratore fiscale e patrimoniale, portiere ordinario della procurazione reale, notaio e scrivano della procurazione reale, per ordine del procuratore reale, si fa inventario dei mori e delle cose che vi si sono trovate.
Uno schiavo grande di nome Amet e uno schiavo piccolo di nome Romadan.
Tutte le cose sono affidate ad Antoni Sequi y Splugas.
Testimoni sono Sadorro Gamboni e Bartholomeo Alanisi, portiere della procurazione reale e abitante di Cagliari. Scrivano è Joannes Bonfant sostituto di Miguel Angel Bonfant, notaio.
Si fa nota che il viceré ha preso lo schiavo piccolo per il diritto di joya. Il diritto detto di "joya" era un privilegio che consisteva nell'usanza del viceré e del procuratore reale di pretendere, ad ogni pubblico incanto, uno schiavo o una schiava per sé a titolo di omaggio.
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La famiglia di Anastasia de Alagon e Joan Thomas de Santa Cruz
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Dal battesimo alla liberazione: Joan Baptista
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Cathelina: “captivam christianam albam”