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Denominazione
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Torre del Diavolo
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Torre del Colombo
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Torre Guardia di Pula
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Torre del Bruto
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Torre del Aguila
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Sa Turri 'e su Scolliu
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Sa Torritta
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Descrizione
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La Torre del Diavolo sorge lungo la costa del territorio di Sarroch, su una prominenza rocciosa a picco sul mare, in un tratto di litorale storicamente compreso nell’area del Capo di Pula. Nel ricostruirne il ruolo storico, tuttavia, il riferimento territoriale non può essere limitato al comune di Sarroch nella sua configurazione moderna, formatasi solo nel XVIII secolo, ma va piuttosto ricondotto al più ampio quadro del territorio feudale del marchesato di Quirra, entro il quale la torre si inseriva come presidio costiero di un sistema di controllo del litorale. La sua posizione, dominante sul Golfo di Cagliari e sui punti di approdo della costa sud-occidentale, ne determinò a lungo il valore strategico, facendone un presidio di osservazione e di controllo in un settore particolarmente esposto ai transiti marittimi, agli sbarchi e alle incursioni corsare.
La torre è ricordata nelle fonti con denominazioni diverse, che riflettono non solo la storia del presidio, ma anche la complessità toponomastica del promontorio su cui sorge. Nei documenti d’età moderna ricorrono soprattutto i nomi di Guardia di Pula e Guardia Grande di Pula, espressioni che sembrano riferirsi alla funzione di posto di guardia esercitata in questo tratto di costa, storicamente compreso nell’area del Capo di Pula. La denominazione Torre del Diavolo, oggi la più diffusa, appare invece legata alla presenza della sottostante Grotta del Diavolo, ricordata nelle fonti come luogo di possibile rifugio o sosta dei corsari, e sembra dunque derivare più dal paesaggio e dall’immaginario associato al sito che da una denominazione originaria del presidio. Accanto a questi nomi compare anche il riferimento a Colombo o Columbi e all'Aquila: essi sembrano rimandare al contesto geografico del promontorio o della grotta, forse in relazione alla presenza di colombi selvatici e aquile nelle cavità rocciose della costa. La varietà delle denominazioni restituisce quindi un quadro stratificato, nel quale si sovrappongono nomi amministrativi, toponimi locali e attribuzioni maturate nel tempo, ciascuno legato a un diverso modo di leggere il luogo: come presidio militare, punto di guardia, riferimento territoriale o emergenza del paesaggio costiero.
L’importanza del sito derivava soprattutto dalla sua collocazione. Dalla quota del promontorio, posta a circa cinquanta metri sul livello del mare, era possibile controllare un ampio settore del Golfo di Cagliari, con portata ottica di circa 24/26 km, con una visuale che si estendeva lungo il litorale meridionale fino al sistema delle torri e dei posti di guardia dell’area di Pula e di Sarroch. La sua posizione la metteva inoltre in relazione con i punti di approdo della costa immediatamente circostante, tra cui anche l’area di Porto Columbu, che rientrava nel raggio di controllo della postazione.
Le prime attestazioni documentarie consentono di ricostruire un quadro articolato. Già nel 1572, nella relazione di Antonio Camos sulle coste della Sardegna, il Capo di Pula è ricordato come un luogo da sorvegliare, dove era presente un posto di guardia non fortificato, detto Guardia del Bruto, a conferma dell’importanza strategica di questo tratto di costa. La costruzione di una torre vera e propria dovette avvenire in un momento successivo, presumibilmente agli inizi del Seicento, poiché nel 1639 la carta di Francesco Vico registra la presenza di una torre indicata come Guardia Grande di Pula, segno di un presidio ormai stabilizzato e riconoscibile all’interno del sistema difensivo litoraneo.
Le fonti ottocentesche chiariscono bene la sua funzione strategica. Nel rapporto tecnico sulla difesa del litorale occidentale del Golfo di Cagliari, redatto nel 1832, si sottolinea come le torri dovessero servire al controllo delle cale, alla segnalazione dei pericoli e alla trasmissione degli avvisi tra una postazione e l’altra, fino alla capitale. In questo stesso documento la Torre del Diavolo è descritta come già rovinosa e abbandonata, ma al tempo stesso ritenuta necessaria per completare la difesa del settore occidentale del golfo, sia per la sua funzione di vedetta, sia per la possibilità di controllare due ampi seni costieri allora considerati scoperti ed esposti.
Nel corso del Settecento, infatti, la torre appare già in condizioni precarie, ma il presidio continuò comunque a essere inserito nell’organizzazione difensiva costiera. Un registro manoscritto della Guardia de Pula documenta la presenza di soldati addetti al servizio di guardia tra il 1757 e il 1767. Il dato è significativo perché mostra come, anche in una fase di probabile compromissione materiale della struttura, il sito continuasse a essere considerato operativo all’interno del sistema di controllo del litorale. Nel 1780 la torre venne ancora proposta come presidio da riattivare, ma le fonti successive non sembrano registrare una ricostruzione effettiva.
Dal punto di vista architettonico, la torre presenta caratteri peculiari rispetto a molte altre torri costiere della Sardegna. La parte inferiore ingloba direttamente le rocce emergenti del promontorio, trasformando il banco naturale in basamento della costruzione; su questo si imposta il corpo vero e proprio della torre, di dimensioni contenute e a profilo troncoconico. All’interno era ricavata una piccola camera voltata a cupola, di circa tre metri di diametro, dalla quale si accedeva alla terrazza attraverso un’apertura superiore. Le strutture superstiti conservano inoltre tracce di mensole e dispositivi difensivi legati alla protezione dell’ingresso, mentre verso terra la piazza d’armi era difesa da uno spallamento con feritoie, probabilmente riferibile a una fase costruttiva o di adeguamento successiva.
Accanto alla torre, l’intero promontorio conserva tracce di una frequentazione storica più ampia e stratificata: si riconoscono infatti ulteriori emergenze, tra cui i ruderi della Chiesa di Sant’Anna (così indicata su Google Maps), e i resti di una batteria risalente alla Seconda guerra mondiale, testimonianza di una nuova militarizzazione del litorale in età contemporanea. Il promontorio appare quindi come un palinsesto in cui si stratificano sistemi difensivi di epoche diverse, segni di pratiche insediative e religiose, relazioni con la navigazione e con l’uso delle cale, oltre a forme di presidio più recenti. In questo senso la torre può essere letta come elemento di una più ampia infrastruttura storica del paesaggio costiero, costruita nel tempo attraverso usi, trasformazioni e riadattamenti successivi.
A questa lunga continuità di segni storici si sovrappone oggi una trasformazione radicale del paesaggio, dovuta alla presenza del grande impianto industriale della raffineria, che ha modificato in profondità la percezione del tratto costiero di Sarroch. La torre, nata come presidio visivo rivolto verso il mare e verso una costa sostanzialmente leggibile nella sua continuità naturale, si confronta ora con un orizzonte fortemente alterato dall’infrastruttura industriale, dalle volumetrie degli impianti, dai serbatoi e dalle attrezzature portuali. In questo quadro, la torre non risulta oggi interessata da una nuova funzione d’uso, ma continua comunque a mantenere un forte valore simbolico per la comunità locale, che la riconosce come elemento identitario del paesaggio costiero. Ne è testimonianza anche la pagina Facebook ad essa dedicata, nella quale vengono condivise fotografie e immagini del sito, segno di una persistente attenzione collettiva nei confronti del monumento.
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Comune attuale
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Sarroch
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Latitudine
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39.04356947459306
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Longitudine
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9.041092319154217
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Fonti archivistiche
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Archivo General de Simancas (AGS), Estado, Aragón, leg. 327, f. 72. "Relación de todas las costas marítimas del reyno de Zerdeña", 31 de enero 1572
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Archivio di Stato di Cagliari (AS-CA), Amministrazione delle Torri, vol. 127, "Registro delle Torri con stipendi dal 1757 al 1767"
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AS-CA, Segreteria di Stato e di Guerra, II serie, fald. 1104, Corpo reale del genio militare, Direzione centrale nel Regno, "Relazione dell’attuale difesa del littorale di Ponente da Cagliari a S. Antioco"
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Citazione bibliografica
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E. Altara, Guida alle Torri Costiere della Sardegna. 1000 anni d'incursioni barbaresche, Calosci-Cortona, 2007, p. 159
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P. Amat di San Filippo, Pula. Fra cronaca e storia, Askos, 2008, p. 92
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G. Montaldo, Le torri costiere della Sardegna, Carlo Delfino editore, 1992, p. 142
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M. Rassu, Sentinelle del mare. Le torri della difesa costiera della Sardegna, Edizioni Grafica del Parteolla, 2005, p. 110
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M. Rassu, Guida alle torri e forti costieri, Artigianarte Editrice, 2000, pp. 64-65
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L. Tolu, Storia e identidadi de Sarrocu. Viaggio nel passato di una comunità campidanese fino allo shock industriale, Amicolibro, 2025, pp. 125-127
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Pagina Facebook "Torre del Diavolo - Sa Turri e su Scolliu"
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Autore della scheda
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Giulia Cherchi
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Data di creazione della scheda
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02/04/2023
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Url Media
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https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/50/Sarroch_Torre_del_Diavolo.jpg/675px-Sarroch_Torre_del_Diavolo.jpg