<rdf:RDF xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns:dcterms="http://purl.org/dc/terms/">
<rdf:Description rdf:about="http://storia.dh.unica.it/risorse_omc/items/show/3377">
    <dcterms:title><![CDATA[La colonia greca di Montresta]]></dcterms:title>
    <dcterms:description><![CDATA[<p>La costruzione del villaggio di San Cristoforo di Montresta viene formalmente avviata il 15 settembre 1751. La cornice normativa che disciplina la colonia sono è costituita dai <em><a href="http://www.colonizzazioninterne.com/admin/items/show/3" target="_blank" rel="noreferrer">capitoli sopra il progetto per lo stabilimento di diverse famiglie greche venute dalla Corsica o d'altre che potessero da qualunque parte venire in questo regno</a>,&nbsp;</em>frutto della trattativa tra il governo sardo e il sacerdoto greco-corso <a href="http://www.colonizzazioninterne.com/items/show/3376" target="_blank" rel="noreferrer">Giorgio Cassara</a>. Questi patti <a href="http://www.colonizzazioninterne.com/admin/items/show/1">seguono una prima capitolazione del 1746</a><br /><br />Al&nbsp;primo gruppo di coloni già presente nel regno viene chiesto di<br />giurare fedeltà al re nelle mani dell’intendente generale, di persona o per procura. Il viceré invia a Montresta un suo delegato&nbsp;per procedere alla definizione del piano urbanistico del villaggio e alla lottizzazione delle terre da assegnare ai coloni. L’incaricato è Antonio Todde che arriva a Montresta nell’ottobre del 1751.&nbsp;<br /><br />Negli stessi giorni arrivano i primi coloni greci, coordinati&nbsp;dai parroci Domenico Stefanopoli e Giovanni Smirnaci e dai fratelli Demetrio e Panioto Pataraci.</p>
<p>Disponiamo di <a href="http://www.colonizzazioninterne.com/items/show/6" target="_blank" rel="noreferrer">un censimento</a> della colonia compilato nel 1750, che offre un quadro dei coloni allora presenti.</p>]]></dcterms:description>
    <dcterms:publisher><![CDATA[Giampaolo Salice]]></dcterms:publisher>
    <dcterms:date><![CDATA[1751]]></dcterms:date>
    <dcterms:language><![CDATA[italiano]]></dcterms:language>
</rdf:Description><rdf:Description rdf:about="http://storia.dh.unica.it/risorse_omc/items/show/3380">
    <dcterms:title><![CDATA[La contesa per l&#039;isola di Sant&#039;Antioco]]></dcterms:title>
    <dcterms:subject><![CDATA[Colonizzazione dell&#039;isola sulcitana di Sant&#039;Antioco]]></dcterms:subject>
    <dcterms:description><![CDATA[Fino al XVII secolo, l'isola di Sant'Antioco è spopolata. Viene frequentata sporadicamente da pastori – iglesienti, in particolare - e dai numerosissimi fedeli del santo, che giungono da ogni parte della Sardegna nelle tre processioni annuali. <br />Fin dalla prima età moderna, l'isola è al centro di contrasti tra le autorità civiche e quelle ecclesiastiche di Iglesias. <br /><br />A partire dal 1615, anno di ritrovamento dei sacri resti del santo, la contesa trova una sua prima composizione: da quel momento l'isola del santo viene amministrata dall'autorità ecclesiastica che concede quote di territorio a pastori e contadini che vogliano sfruttarle e al contempo garantire la difesa del santuario, intorno al quale vengono edificate delle abitazioni la cui principale destinazione è ospitare coloro che si recano in pellegrinaggio sull'isola del santo. <br /><br />Nel 1720 il Regno di Sardegna passa sotto il dominio di Casa Savoia e anche l'isola di Sant'Antioco viene inserita nel programma di ripopolamento della Sardegna promosso da Carlo Emanuele III a partire dagli anni Trenta: il governo decide di assegnare l'isola a una colonia di greci provenienti dalla Corsica. <a href="http://www.colonizzazioninterne.com/items/show/5" target="_blank" rel="noreferrer">I relativi capitoli </a>di popolamento vengono sottoscritti nell'aprile del 1754. <br /><br />La città regia di Iglesias oppone una tenace resistenza a difesa delle sue prerogative economiche e spirituali, riuscendo ad impedire l'attuazione del programma governativo di colonizzazione. Inoltre, la città promuove lo stanziamento permanente di coloni iglesienti e la formazione di una colonia di popolamento intorno al santuario di Sant'Antioco. Si tratta del nucleo fondativo dell'attuale cittadina di Sant'Antioco. <br /><br />Disponiamo del <a href="http://www.colonizzazioninterne.com/items/show/3381" target="_blank" rel="noreferrer">dettagliato elenco di nomi e possedimenti</a>, verosimilmente redatto dall'intendente generale del Regno di Sardegna, sulla base di una ispezione condotta direttamente sull'isola.]]></dcterms:description>
    <dcterms:publisher><![CDATA[Beatrice Schivo]]></dcterms:publisher>
    <dcterms:date><![CDATA[XVII-XVIII secolo]]></dcterms:date>
    <dcterms:language><![CDATA[Italiano]]></dcterms:language>
    <dcterms:coverage><![CDATA[Regno di Sardegna]]></dcterms:coverage>
</rdf:Description><rdf:Description rdf:about="http://storia.dh.unica.it/risorse_omc/items/show/3381">
    <dcterms:title><![CDATA[Informativa de&#039; possessori de&#039; beni esistenti nell&#039;isola di<br />
S. Antiogo nell&#039;anno 1754.]]></dcterms:title>
    <dcterms:subject><![CDATA[<em>Relazione sui proprietari di beni ubicati nell'isola di Sant'Antioco nel 1754</em>]]></dcterms:subject>
    <dcterms:description><![CDATA[L'appendice documentaria contiene l'edizione del documento “Informativa de' possessori de' beni esistenti nell'isola di Sant'Antioco nell'anno 1754”. Sono state riportate le maiuscole all'uso corrente e la punteggiatura è stata mantenuta inalterata poiché adattarla all'uso corrente avrebbe rischiato di modificare il senso del documento, in quanto, in diversi, casi non è chiara la ripartizione dei possedimenti nei vari luoghi per via delle virgole. Sono inoltre state sciolte le seguenti abbreviazioni: <br /><br />Dn = Don <br />Da = Donna <br />Not.o= Notaio <br />P.P. Min. = Padri Minori <br />Sn = San <br />Canon.o, Can.co = Canonico <br />Ma = Maria Franco~, <br />Fran.co = Francesco <br />Ant.o = Antonio <br />Ig.o, Ign.o = Ignazio <br />Capp.ne = Cappanne <br />Territ.o = Territorio <br />Canai~ = Cannai]]></dcterms:description>
    <dcterms:creator><![CDATA[Anonimo]]></dcterms:creator>
    <dcterms:source><![CDATA[Archivio di Stato di Cagliari, Segreteria di Stato e di Guerra, Serie II, Categoria IX, b. 1291, cc. 65-68]]></dcterms:source>
    <dcterms:publisher><![CDATA[Beatrice Schivo]]></dcterms:publisher>
    <dcterms:date><![CDATA[1754]]></dcterms:date>
    <dcterms:language><![CDATA[Italiano]]></dcterms:language>
    <dcterms:type><![CDATA[Cartaceo]]></dcterms:type>
    <dcterms:coverage><![CDATA[Regno di Sardegna]]></dcterms:coverage>
</rdf:Description><rdf:Description rdf:about="http://storia.dh.unica.it/risorse_omc/items/show/3382">
    <dcterms:title><![CDATA[Progetti di popolamento con coloni maltesi]]></dcterms:title>
    <dcterms:description><![CDATA[<p align="justify">Tra il 1756 e il 1759 il governo sabaudo progetta di stanziare colonie di maltesi in tutta la Sardegna. A tal fine nel <strong>1756</strong> viene stipulato un accordo tra il maltese <strong>Salvatore Vella</strong> e l’Intendenza generale del Regno di Sardegna per lo stabilimento di una colonia nella regione di <em>Cea Mezi</em> nei pressi del fiume <em>Cixerri</em>, nella valle di <strong>Oridda</strong>, a nord della città regia di Iglesias. <br /><br />Gli stessi coloni maltesi sottoscrivono <a href="http://www.colonizzazioninterne.com/items/show/3383" target="_blank" rel="noreferrer">un atto notarile</a> nel quale sono elencate le condizioni in base alle quali essi accettano di trasferirsi in Sardegna e prendervi dimora.<br /><br />L'area era considerata particolarmente adatta alla coltivazione del cotone, arte nella quale i maltesi erano esperti. Vennero coinvolte in questo progetto circa trenta famiglie maltesi provenienti dalla città di Pinto (l’attuale <strong>Curmi</strong>). <br /><br />I maltesi giunsero in Sardegna via mare nel <strong>1756</strong> col sostegno finanziario pagato dalla corona sabauda. L’obbiettivo di insediarsi nella zona predestinata e renderla fertile e produttiva. La Corona ha concede ai maltesi franchigie fiscali e prestiti in natura e danaro. <br /><br />I coloni, una volta giunti nell'area da ripopolare, la considerano lontana dalle loro aspettative e rifiutano di stanziarvisi. Per questa ragione il progetto non verrà mai attuato.</p>]]></dcterms:description>
    <dcterms:source><![CDATA[<strong>Fonti Archivistiche</strong> <br />ASCA, Archivio di Stato di Cagliari, “Segreteria di Stato”, seconda serie, Cat. IX Agricoltura, Commercio, Industria, 04-Colonie, Unità 1289, Colonia di maltesi che proponeva di stabilirsi nel Salto di Oridda nel Cixerri. <br />ASTO, Corte, Paesi, Sardegna, Materie Politiche, categoria 6, mazzo 6. <br /><strong>Bibliografia</strong> <br />Ortu, Gian Giacomo. Le Campagne Sarde Tra XI e XX Secolo . Cagliari: Cuec, 2017. <br />Day, John. Uomini e terre nella Sardegna coloniale: XII-XVIII secolo. Torino: Celid, 1987. <br />Salice, Giampaolo. Il Respiro Secolare Dell’abitato Rurale Sardo, in Spop. Istantanea Dello Spopolamento in Sardegna, redatta da Francesco Cocco, Nicolò Bianchi, e Matteo Lecis Cocco- Ortu, 36-41. Siracusa: Lettera Ventidue, 2016. <br />Salice, Giampaolo. Colonizzazione sabauda e diaspora greca. Viterbo: Sette Città, 2015 <br />Salice, Giampaolo. Popolare con stranieri. Colonizzazione interna nel Settecento sabaudo, «ASEI, Archivio Storico dell’Emigrazione italiana» 13 (2017). <br />Terrosu Asole, Angela. “La Nascita Di Abitati in Sardegna Dall’alto Medioevo Ai Nostri Giorni.” In Atlante Della Sardegna, redatta da Angela Terrosu Asole and Roberto Pracchi, Vol. 2. Roma: La zattera, 1979. Motta, Federico. Dizionario Motta della lingua italiana. Vol. 1. Editore Milano, 1978. p. 566. <br /><strong><br /></strong>]]></dcterms:source>
    <dcterms:publisher><![CDATA[Francesca Corrias]]></dcterms:publisher>
    <dcterms:language><![CDATA[italiano e latino]]></dcterms:language>
</rdf:Description><rdf:Description rdf:about="http://storia.dh.unica.it/risorse_omc/items/show/3383">
    <dcterms:title><![CDATA[[Condizioni alle quali alcuni abitanti dell’isola di Malta propongono di stabilirsi nel Regno di Sardegna]]]></dcterms:title>
    <dcterms:subject><![CDATA[Progetto di fondazione di una colonia maltese nella regione del&nbsp;<em>Cixerri</em>, nel sito di un villaggio medievale scomparso chiamato&nbsp;<em>Cea Mezi.</em>]]></dcterms:subject>
    <dcterms:description><![CDATA[Trascrizione del documento relativo ai capitoli di colonizzazione maltese nel Salto del Cixerri, nella Valle di Oridda, nei pressi di Iglesias.<br />
<br />
]]></dcterms:description>
    <dcterms:creator><![CDATA[Fortunatus Tramblet Mel, notaio]]></dcterms:creator>
    <dcterms:source><![CDATA[Archivio di Stato di Torino, Corte, Paesi, Sardegna, Materie Politiche, categoria 6, mazzo 6<br />
]]></dcterms:source>
    <dcterms:publisher><![CDATA[Francesca Corrias]]></dcterms:publisher>
    <dcterms:date><![CDATA[1756-08-04]]></dcterms:date>
    <dcterms:rights><![CDATA[Tesi di laurea triennale in Lettere Moderne, Facoltà di Studi Umanistici, Università degli Studi di Cagliari, relatore Giampaolo Salice. ]]></dcterms:rights>
    <dcterms:format><![CDATA[cartaceo]]></dcterms:format>
    <dcterms:language><![CDATA[italiano e latino]]></dcterms:language>
    <dcterms:type><![CDATA[copia non autenticata]]></dcterms:type>
    <dcterms:coverage><![CDATA[Regno di Sardegna]]></dcterms:coverage>
</rdf:Description><rdf:Description rdf:about="http://storia.dh.unica.it/risorse_omc/items/show/3386">
    <dcterms:title><![CDATA[Settima assemblea annuale della Associazione per l’informatica umanistica e la cultura digitale (AIUCD)]]></dcterms:title>
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