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    <dcterms:title><![CDATA[<p>La "Grande Migrazione Serba" del 1690</p>]]></dcterms:title>
    <dcterms:description><![CDATA[<p align="justify">Alla fine del XV secolo i Turchi hanno ormai conquistato tutte le terre abitate da popolazioni serbe, ad eccezione di Croazia, Slavonia e parti della Dalmazia che appartengono all'Ungheria e la costa dalmata che è invece controllata da Venezia.</p>
<p align="justify">Sono numerosi i Serbi che, per sottrarsi al dominio ottomano, emigrano verso le provincie vicine. La migrazione segue due direttrici principali: verso Est (Dalmazia) e verso nord (Slavonia e Ungheria). Il flusso migratorio si attiva dopo la conquista turca di Serbia (<span>1459</span>) e Bosnia (<span>1463</span>), ma dopo la presa di Belgrado (1521) e la battaglia di Mohacs (1526), in cui i turchi sconfiggono gli ungheresi, assume grandi proporzioni. I Serbi si stanziano in <strong>Ungheria</strong>, nel <strong>Banato</strong>, nello <strong>Srem</strong> (o Syrmia, nella <strong>Slavonia</strong> orientale, tra i fiumi Save e Danubio), in <strong>Ba[)c]ka</strong> (tra Theiss and Danube), nella <strong>Baranya</strong> (tra Danube e Drave). <br /><br />Intanto, gli <strong>Asburgo d'Austria</strong> trasformano il sud dell'Ungheria e la Croazia nella frontiera con l'Ottomano e vi installano i migranti serbi, facendone dei coloni-soldati cui sono riconosciuti particolari privilegi.&nbsp;<br /><br />I serbi trasferiti in <strong>Dalmazia</strong> giocano un ruolo simile al servizio della Repubblica di Venezia, sempre in funzione anti-turca. <br /><br />La città di <strong>Ragusa</strong>, invece, formalmente soggetta ai Turchi&nbsp;con cui traffica in regime di quasi monopolio, è punto di riferimento sia per i croati cattolici che per i serbi ortodossi. Anche il <strong>Montenegro</strong> del Cinquenceto&nbsp;è terra turca (nella provincia di Scutari), insieme a <strong>Bosnia</strong>, e <strong>Erzegovina</strong>. <br /><br />A seguito della conquista di Smederevo (1459), il Patriarcato di <strong>Peć </strong>viene abolito e la chiesa serba perde la sua indipendenza,&nbsp;perché unita a quella greco-bulgara&nbsp;di Okhrida (nel sud Macedonia). I<span>l Patriarcato di&nbsp;</span><strong>Peć&nbsp;</strong>viene restaurato solo nel 1557, diventando col tempo uno dei centri principali di organizzazione anche politica della diaspora serbo-ortodossa, specialmente in funzione anti-ottomana.<br /><br />La situazione evolve nel secondo Seicento dopo il fallito assedio turco di Vienna (1683) e con l'esplodere del conflitto&nbsp;tra la <strong>Lega Santa</strong> (Austria, Venezia, Polonia e Russia) e <strong>Impero</strong> <strong>Ottomano</strong>. In questo momento i serbi dalmati e quelli della Herzegovina si sollevano contro i turchi.&nbsp;Mentre i serbi dalmati e montenegrini si battono sotto le insegne della Repubblica di Venezia, i turchi invadono la Serbia e il Montenegro, reprimono le rivolte nel sangue, si impadroniscono del tesoro del Patriarcato di <strong>Peć</strong> e traggono in arresto il leader dei serbi, <a href="http://www.colonizzazioninterne.com/items/show/3414" target="_blank">Arsenije III</a>, che verrà poi rilasciato dietro riscatto.</p>
<p align="justify">Nel 1688 gli Asburgo occupano <strong>Belgrado</strong> e prendono la Serbia. Ma nel 1690 i turchi la riconquistano e innescano la migrazione di circa 37 famiglie serbo-ortodosse verso le terre dell'impero asburgico, guidate proprio da <a href="http://www.colonizzazioninterne.com/items/show/3414" target="_blank">Arsenije III</a>.&nbsp;L'immigrazione è favorita dall'imperatore <strong>Leopoldo I d'Asburgo</strong> che, il 21 agosto dello stesso anno,&nbsp; fa pubblicare una "lettera di invito" a tutte le nazione balcaniche perché si stanzino sulle sue terre.<br /><br />Circa <strong>70 mila serbi</strong> si riuniscono a Belgrado e nel settembre oltrepassano il fiume <strong>Sava</strong> e il <strong>Danubio</strong> per raggiungere l'attuale Vojvodina. Ai serbi verranno assegnate terre nella Slavonia (Croazia orientale) e nello Srem.</p>]]></dcterms:description>
    <dcterms:creator><![CDATA[Giampaolo Salice]]></dcterms:creator>
    <dcterms:bibliographicCitation><![CDATA[Forbes, Nevill, David Mitrany, David G. Hogarth, e Arnold J. Toynbee. The Balkans: A History of Bulgaria, Serbia, Greece, Rumania, Turkey. 2004 (e-book). Clarendon Press, 1915.]]></dcterms:bibliographicCitation>
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