-
Titolo
-
Intervista ad Andrea Luxoro
-
Intervistato
-
Andrea Luxoro
-
Intervistatore
-
Benedetta Secci
-
Contesto di realizzazione
-
Carloforte
-
Data della registrazione
-
7 ottobre 2025
-
Luogo dell'intervista
-
Piazza della Repubblica Carloforte
-
Durata
-
00. 07.44
-
Apparecchiatura di registrazione
-
Microfono e cellulare
-
Norme di accesso alla fonte
-
Libero per fini di studio e di ricerca.
-
Descrizione e temi trattati
-
Secondo l’esperto, il culto è legato all’esperienza tragica dell’incursione barbaresca compiuta dai tunisini nel 1798. Nella notte fra il 2 e il 3 settembre si verificò il famoso sacco di Carloforte, durante il quale una parte della popolazione fu ridotta in schiavitù e deportata in Tunisia. Tra gli schiavi vi era Nicola Moretto, che il 15 novembre 1800, in un giardino della Tunisia, ritrovò il simulacro della Madonna dello Schiavo in circostanze misteriose, definite quasi miracolose da un attestato del prefetto di Tunisi.
Successivamente Andrea si sofferma sull’importanza che la Madonna dello Schiavo ha per sé stesso e per la comunità di Carloforte, definendola una delle devozioni più significative della sua vita. Il culto, infatti non riguarda soltanto una scelta individuale, ma assume una dimensione collettiva, rafforzando il senso di appartenenza alla comunità. Andrea Luxoro ha raccontato di aver sempre partecipato alle celebrazioni, rientrando da Cagliari a Carloforte, sia per la festa del 15 novembre, legata al ritrovamento del simulacro, sia per quella del 2 settembre, che ricorda l’incursione barbaresca. Quest’ultima è caratterizzata da un tono più sobrio e solenne.
La modalità delle celebrazioni è cambiata nel tempo: documenti storici mostrano che inizialmente veniva commemorata soltanto la data del 2 settembre; nel 1924 don Gabriele Pagani istituì la festa del 15 novembre e, dalla seconda metà del Novecento, entrambe le ricorrenze vennero mantenute.
Attualmente la festa si arricchisce di nuovi momenti rituali, tra cui la processione del trasferimento del simulacro dal suo santuario alla chiesa parrocchiale di San Carlo, che avviene il 5 novembre, vigilia dell’inizio della novena. In passato tale trasferimento avveniva in forma privata, mentre oggi è accompagnato dai giovani e assume forme sempre più solenni. Il rientro del simulacro nella sua chiesa avviene la settimana successiva alla festa, ma qualora la celebrazione cada in un giorno successivo al giovedì, il rientro non avviene la domenica immediatamente successiva, ma quella seguente, con una permanenza di circa quindici giorni nella parrocchia di San Carlo.
La festa comprende anche altri momenti significativi: i carlofortini residenti nell’area del Cagliaritano celebrano la Madonna dello Schiavo presso il Santuario di Nostra Signora di Bonaria, ricordando anche l’intervento dell’Ordine della Mercede per la liberazione degli schiavi. Un’ulteriore celebrazione si svolge in Liguria, alla fine di novembre, presso la parrocchia dell’Immacolata di Pegli, con la partecipazione dei carlofortini residenti in quella regione.
Infine, l’esperto ha sottolineato come il concetto di schiavitù venga tramandato ai carlofortini fin dall’infanzia, attraverso il racconto dell’incursione e della storia della Madonna dello Schiavo. Di conseguenza, le forme devozionali legate alla Madonna veicolano, anche involontariamente, la consapevolezza della schiavitù anche tra le generazioni più giovani.
L’intervista si conclude con il consenso di Andrea alla pubblicazione dei contenuti per fini di studio e di ricerca.
-
Lingua
-
Italiano
-
Autore della scheda
-
Benedetta Secci
-
Data schedatura
-
17/01/2026