Canai. Storia e poesia di una torre costiera

a cura di Giulia Cherchi

Torre di Canai

Sin dall’inizio, il mio obiettivo al LUDiCa è stato quello di integrare le mie conoscenze con quelle oggetto del laboratorio, in un percorso multidisciplinare e dinamico.

Per questo motivo ho scelto di occuparmi della Torre di Canai, fortificazione che, da architetta e studiosa di edifici storici militari, mi interessava guardare da altre prospettive rispetto a quella meramente strutturale.

Quello che voglio presentare come esito del mio lavoro al LUDiCa è quindi un percorso, che tratta di trasformazione dei luoghi e mutazione di significati.

Relazione Camos

Progetto di fortificazione delle isole di San Pietro e Sant'Antioco

Regio Decreto del 1859

Verbale del consiglio comunitativo di Sant'Antioco

L’origine di un landmark militare

La Torre di Canai si trova nella parte meridionale dell’Isola di Sant’Antioco, nella località conosciuta anche come S’acqua ‘e Sa Canna o Su Nuragh’e Moru, nel promontorio adiacente la spiaggia di Turri.

Il promontorio in cui si erige è una stratificazione di più contributi antropici che, nei secoli, hanno costituito un palinsesto di significati che ancora oggi viene arricchito con nuove esperienze.

Basti pensare che la struttura possiede molteplici denominazioni, come Cannai, Canay, Canaij o Canari nei documenti d’archivio di differenti periodi o Torre di Turri e Torre di S’acqua de Sagana tra i cittadini.

Nonostante le prime testimonianze scritte sull’intenzione di fortificare il promontorio risalgano al XVI-XVII secolo, tra cui la relazione di Antonio Camos sulle coste della Sardegna del 1572 e il documento redatto dal viceré di Sardegna nel 1623, il toponimo di Su Nuragh’e Moru si ricollega alla presenza nell’area di antiche strutture nuragiche, di cui si dice che i massi siano stati reimpiegati nella stessa Torre di Canai.

Il luogo era quindi già oggetto di piani e progetti di trasformazione quando, tra il 1756 e il 1757, venne avviata la costruzione della torre da parte dell’ingegnere piemontese Vallin.

La torre entrò velocemente a far parte del quotidiano della popolazione, poiché sopperiva a necessità di diversa natura: proteggere il territorio dell’isola di Sant’Antioco dalle incursioni barbaresche, attacchi via mare perpetrati dagli ‘infedeli’; controllare il flusso delle imbarcazioni per motivi igienico-sanitari, dando l’autorizzazione all’attracco solo alle navi non sospette e prive di soggetti infetti; riscuotere imposte nel caso di imbarcazioni che si approcciavano alla costa per lo scambio di merci.

Per la sua posizione di controllo privilegiato sul Golfo di Palmas, la torre svolgeva una funzione particolarmente importante e certamente riconosciuta dagli antiochensi che, come testimoniano alcuni verbali del Consiglio Comunitativo del 1812 e 1815, rifornivano i cannonieri della torre con grano e altri materiali, nonostante la loro continua penuria.

La torre di Canai, parte della vita di Sant’Antioco e solido landmark nel paesaggio costiero dell’isola, rimase attiva anche quando le altre architetture fortificate presenti nel territorio vennero declassate da strutture militari a beni demaniali nel 1859, tramite Regio Decreto di Vittorio Emanuele II.

Torre di Canai. Foto d'epoca

 Torre e promontorio di Canai. Foto d'epoca

Spiaggia di Coaguaddus e Torre di Canai. Foto d'epoca

Famiglia alla Torre di Canai

Valori perduti e ritrovati

Con il Regio Decreto del 1867 la Reale Amministrazione delle Torri, l’organismo preposto alla gestione delle torri costiere, fu dismessa e, di conseguenza, le fortificazioni passarono ad essere proprietà del Demanio dello Stato.

Così, inizia il grande periodo di decadenza di queste fabbriche, compresa la Torre di Canai, che affronta un lungo periodo di abbandono e degrado strutturale, senza mai però essere dimenticato dalla popolazione.

Infatti, ai primi del Novecento l’architettura viene utilizzata ai fini della promozione del territorio con la realizzazione da parte della Pro Loco del tempo di alcune cartoline che la ritraggono.

Alcune foto storiche, invece, vedono come protagoniste le famiglie locali che frequentano la zona per passare delle piacevoli giornate al mare, immerse in un suggestivo paesaggio.

Tutto ciò ebbe fine quando, negli anni Sessanta, la torre venne data in concessione per 25 anni ad un privato. Quel landmark a cui la popolazione aveva fatto riferimento per secoli le fu, così, strappato via, per essere completamente trasformato e adattato all’uso di residenza estiva.

L’aspetto della torre cambiò completamente: le venne costruita una nuova struttura in stile contemporaneo sulla terrazza, modificandone le dimensioni originali, mentre la sua superficie esterna venne intonacata, nascondendo alla vista la muratura in trachite.

Alla scadenza della concessione, dopo varie vicissitudini burocratiche, la volontà di restituire la torre alla comunità si concretizzò tramite il suo affidamento ad Italia Nostra, associazione italiana per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale.

L’esigenza di cancellare quella parentesi che aveva isolato la torre dal suo stesso territorio era forte e condivisa, ragion per cui nel 1988 ebbe inizio una campagna di restauro diretta dall’architetto Luciano Rossetti e promossa dal Ministero dell’Ambiente, dalla Soprintendenza per i Beni Artistici, Architettonici, Ambientali e Storici per le province di Cagliari e Oristano e da Italia Nostra.

Queste operazioni si conclusero con l’apertura della struttura al pubblico nel 1994, nonostante l’impossibilità di riportare parte della struttura alle sue fattezze precedenti alle superfetazioni degli anni Sessanta.

Intervista a Silvestro Papinuto

 

Intervista a Matteo Guglielmini

Visita alla torre di Canai

Contemporanee stratificazioni, d’arte e di poesia

Dalla sua apertura al pubblico ha avuto inizio un nuovo capitolo per la Torre di Canai, quello contemporaneo, in cui ogni cittadino o istituzione locale ha dato o dà ancora oggi un contributo alla sedimentazione pluristratificata di significati.

La riappropriazione della struttura e del promontorio circostante da parte di chi frequenta il luogo è stata evidente durante il sopralluogo, con l’incontro di Silvestro Papinuto e di Matteo Guglielmini.

Silvestro Papinuto, scrittore e artista, si è servito dell’intorno della torre come substrato per le sue opere d’arte realizzate con lana, terracotta e materiali di scarto che rimandano a echi della storia sarda e a riscritture di significato di oggetti ormai dismessi. Gira il Sud Sardegna cercando ispirazione per la sua arte, con il suo camper e la sua cagnolina Margot.

"Non si butta niente” ci dice, “dobbiamo riutilizzare tutto nella vita”.

Matteo Guglielmini, custode della torre per Italia Nostra, arriva dal Nord Italia, ma ha trovato la sua dimensione nell’isola di Sant’Antioco. Si occupa della torre che lo ha accolto come se fosse sua, se ne prende cura e la mostra ai visitatori, con un’evidente passione per la sua storia e la sua bellezza, che coltiva e trasmette a coloro che attraversano questo luogo.

La sua volontà è quella di trasformare la torre in uno spazio culturale al servizio dei cittadini, in cui si possano svolgere eventi e manifestazioni, frequentate dalle persone del posto, ma aperto a chi viene da lontano.

Per queste vie, la storia di una torre edificata nel XVIII secolo è diventata la storia della Sant’Antioco contemporanea, tramutandosi da struttura di controllo e difesa militare in spazio che accoglie viandanti, poeti, artisti e chiunque sia mosso dalla curiosità e dalla voglia di conoscere.

Per concludere, è doveroso evidenziare che alcune delle informazioni descritte in questo testo sono state reperite grazie alla preziosa collaborazione dei cittadini di Sant’Antioco che in vari modi ‒ di persona, tramite i social o con chiamate e messaggi ‒ mi hanno aiutato nella ricostruzione di questa storia.

Ancora una volta, gli antiochensi confermano il loro amore e attaccamento per il loro territorio, in cui si riconoscono e si identificano.

Bibliografia

Bardi, Giampaolo, Canai, la Torre maledetta. Un alone di mistero su un rudere mancato e un monumento recuperato. In: Annali 2010. ARCIERE. Associazione Sulcitana di Storia e Archeologia Onlus. Nuova Serie N. 11, 2010. pp. 103-112.

Giannattasio, Caterina, Silvana Maria Grillo, e Stefania Murru. Il sistema di torri costiere in Sardegna in Sardegna (XVI-XVII SEC.) Forma, materia, tecniche murarie. «L’ERMA» di BRETSCHNEIDER, 2017.

Italia Nostra. Torre Canai Sant'Antioco. Ambiente e storia. Cagliari: Stef, 1994.

Marongiu, Angelo. Guida di Sant’Antioco attraverso la storia dei suoi monumenti. Architetture, 2002.

Montaldo, Gianni. Le torri costiere della Sardegna. Carlo Delfino, 1992.

Rassu, Massimo. Guida alle Torri e Forti costieri. Vol. 1. Conosci la Sardegna. Artigianarte, 2000.

Rassu, Massimo. Sentinelle del mare: le torri della difesa costiera della Sardegna. Dolianova: Grafica del Parteolla, 2005.