Tra il XVI e XVIII secolo vengono fondate in Sicilia decine e decine di nuove cittadine. Si tratta di un vero e proprio boom di "colonizzazione interna" che ha ridisegnato il territorio e la società del regno.
Per capire il fenomeno bisogna fare un passo indietro, all'epoca di Carlo V. Sotto il suo regno, l'aumento delle tasse aveva spinto moltissimi contadini ad abbandonare le campagne per rifugiarsi nelle città più grandi. Lo spopolamento rurale creò un paradosso: se da un lato migliorò temporaneamente le condizioni di vita e favorì un incremento demografico nei centri urbani, dall'altro fece crollare la produzione di grano, seta e vino. La Sicilia, storicamente considerata il "granaio del Mediterraneo", non riusciva più a soddisfare la domanda, rischiando una crisi economica senza precedenti.
La svolta arrivò nel 1610. Filippo III di Spagna (che in Sicilia regnava come Filippo II) decise di mercificare la licentia populandi (il privilegio di fondare nuovi centri abitati e popolarli).
Fino ad allora, tale diritto veniva concesso raramente, solo per meriti speciali o come ricompensa regia. Dal 1610, la Corona, in cerca di risorse finanziarie, lo concesse a chiunque avesse abbastanza denaro per comprare il diritto di fondare una città.
La licentia venne acquistata sia dall'Antica Nobiltà Titolata sia dalla nobiltà "nuova". Per i grandi baroni siciliani, la fondazione di nuove città era un'ardita operazione finanziaria. Molti di loro erano schiacciati dai debiti e dalle soggiogazioni (vincoli e ipoteche sui patrimoni). Attraverso complesse operazioni di compravendita — a volte persino fittizie — i feudatari usavano le nuove colonizzazioni per diversificare i propri asset, alleggerire i debiti e rafforzare il controllo sul territorio. I "Nuovi" Nobili erano soprattutto mercanti forestieri, banchieri, giuristi ed ex gabelloti (affittuari di grandi feudi) che videro nella colonizzazione la via d'accesso d'oro al potere. Comprare la licenza significava non solo fare un investimento economico sulla terra, ma ottenere un titolo feudale e affermarsi finalmente nella scala sociale, imitando i vecchi aristocratici.
Per approfondire
