Algeri, cuore della corsa mediterranea
A partire dal XVI secolo, Algeri diventa non solo una città portuale, ma piazzaforte ottomana e centro di un mondo corsaro. Affacciata sul Mediterraneo occidentale per tre secoli la città tenne in scacco le potenze rivali.
Tutto inizia con i fratelli Barbarossa. 'Arudj Ra'is si impadronisce di Algeri nel 1516, e suo fratello Khayr al-Dīn completa l'opera scacciando gli spagnoli dall'isolotto di El Peñón e trasformando la città in una vera potenza militare. Sotto Solimano il Magnifico, Algeri diventa provincia ottomana dotata di ampia autonomia e i cui capi hanno il titolo di sultano.
Figure notevoli come Uluç Ali (Uccialli) — calabrese rinnegato, poi Grande Ammiraglio della flotta ottomana — incarnano l'atmosfera di una città che assume presto i tratti di società cosmopolita e stratificata: baldis (famiglie algerine autoctone), rinnegati, levantini, moriscos cacciati dalla Spagna, ebrei attivissimi nel commercio, turchi giannizzeri, schiavi al remo. Un crogiolo umano tenuto insieme dalla logica della guerra e del bottino, ma anche dalle possibilità di emancipazione sociale ed economica.
Algeri cresce rapidamente: nel XVII secolo conta circa 60.000 abitanti, esclusi i 25.000 captivi cristiani.
La guerra di corsa è centrale nell'economia cittadina. La corsa non è pirateria disorganizzata: è un "sistema di Stato". I corsari — da aprile a ottobre — salpano in squadre di cinque o sei navi battendo bandiera rossa con le tre mezzelune gialle. I proventi alimentano l'intera economia della reggenza.
Solo nella seconda metà del XVII secolo, tra epidemie, bombardamenti francesi e trattati diplomatici, il sistema comincia a incrinarsi. Si interrompe però definitivamente solo nel 1830, quando le truppe francesi pongono fine definitivamente a questa lunga storia.
Il grafico mostra
1) l'organizzazione politico-istituzionale della Reggenza algerina tra XVI e XVIII secolo
2) le modalità di redistribuzione dei proventi dell'attività di corsa

