In età moderna, e in particolare nel corso del XVII secolo, la Sicilia attraversa una significativa crescita demografica. Questo fenomeno è determinato in buona misura da un'intensa politica di popolamentointerno promossa dal ceto baronale.
A favorire tale processo, a dispetto delle opposizioni delle città demaniali e dei ceti dirigenti urbani, è la stessa monarchia spagnola: trovandosi nella necessità di incrementare il gettito fiscale, la Corona concede infatti un numero di licentiae populandi— ovvero le autorizzazioni a fondare nuove città — decisamente più alto rispetto al passato.
La fondazione di questi nuovi centri costituisce uno strumento fondamentale per i progetti di grandezza e prestigio sociale delle principali famiglie siciliane, molte delle quali decidono di cogliere il momento favorevole impegnandosi direttamente nei popolamenti rurali (indicati in marrone sulla mappa). La gran parte dei centri sorti in questo contesto fu formata da sudditi siciliani, i cui insediamenti andarono ad affiancarsi a quelli costituiti in precedenza dagli immigrati albanesi tra il XV e il XVI secolo (indicati in giallo sulla mappa).
Per esplorare la mappa basta cliccare sui singoli pallini: si aprirà una scheda con i dettagli e le informazioni sul centro di nuova fondazione selezionato.
Attraverso la galleria che segue è possibile approfondire la conoscenza del popolamento feudale e di quello condotto con forestieri albanesi.
Il popolamento feudale: Come i baroni siciliani del XVII secolo, sfruttando le licentiae populandi concesse dalla Corona spagnola, fondarono decine di nuovi borghi rurali per accrescere il proprio prestigio e la propria rendita fiscale.
Le comunità Arbereshe: La storia affascinante dei profughi albanesi che, tra il XV e il XVI secolo, trovarono rifugio nell'isola, fondando centri unici che ancora oggi custodiscono gelosamente lingua, riti e tradizioni d'origine.


