Mobilità e protagonismo individuale

 

La schiavitù mediterranea è spesso associata a riflessioni su marginalità ed esclusione

Tuttavia, focalizzarsi esclusivamente sulla difficile condizione giuridica degli schiavi, sulle cattive condizioni di vita e sulla brutalità dei maltrattamenti, rischia di farli apparire come elementi estranei e anomali nella società che li ospita e rischia di ricostruire un'esperienza parziale. Ridurre la schiavitù a una mera mercificazione degli esseri umani può oscurare altri aspetti del fenomeno che sono centrali per la sua corretta interpretazione.

Se è pur vero che gli schiavi sono gli "stranieri" per eccellenza, diversi per colore della pelle, lingua, cultura e religione, la documentazione mostra altri possibili scenari, dove la narrazione non è dominata dalla diversità o dalla marginalità o dall'immobilità.

In questa sezione sono contenute le vicende che mettono in rilievo e fanno emergere la soggettività di schiavi e liberti, la loro capacità negoziale, il loro protagonismo socio-economico, le loro opportunità di mobilità, la capacità di sfruttare i limitati spazi di autonomia concessi dalla loro condizione anche per inserirsi e partecipare alle dinamiche sociali degli spazi ospiti. Spazi nei quali si consuma la negoziazione di questa “minoranza” con la società dominante.

 

Bibliografia

Salvatore Bono, Schiavi musulmani nell'Italia moderna. Galeotti, vu' cumprà, domestici, Edizioni Scientifiche Italiane, Perugia, 1999;

Serena di Nepi, I confini della salvezza, Viella, Roma, 2022.

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